VACCINAZIONI PEDIATRICHE E LEGGE “LORENZIN”: LETTERA AGLI ON. SALVINI E BORGHI. SOLUZIONE POLITICA CONCRETA PER L’INCLUSIONE DI TUTTI I BAMBINI

Gentilissimo On. Matteo SALVINI
Gentilissimo On. Claudio BORGHI

il problema dell’obbligo vaccinale, questione che Voi avete preso a cuore per i bambini e bambine e fanciulli, non è l’obbligo in sé che trova fondamento in Costituzione all’articolo 32, ma la sua ingiusta declinazione che discrimina violando l’ultimo comma (rinforzo alla riserva di legge) e pregiudicando la formazione e partecipazione di bambini e bambine alla crescita individuale e collettiva dei futuri cittadini, i cui diritti politici e civili sono pregiudicati nella loro formazione. 
Checché ne dica la Corte Costituzionale degli ultimi anni, ossessionata e arroccata su paradigmi medico-scientifici dominanti e ciechi dinanzi alla letteratura medica dissidente. 
La Consulta dovrebbe poi a mio avviso occuparsi di decisioni giurisprudenziali e non argomentare di Medicina e Scienza di cui poco o nulla sa. La Medicina è Ars Medica e non è scienza esatta, e laddove esistono rischi dovrebbe sempre esserci una autentica scelta, poiché i risultati non sono riproducibili. 
Ma veniamo al mio contributo che potrà essere utile per una riflessione ponderata e addentro alla complessa materia di biodiritto in questione: al link del mio sito trovate un recente documento di 44 pagine a mia firma, e un file audio di 8 minuti di sintesi, che integra le considerazioni medico-scientifiche espresse da tre medici di una Commissione indipendente: il dottor Paolo Bellavite, dottor Alberto Donzelli e dottor Eugenio Serravalle

https://www.lucascantamburlo.eu/2026/01/15/vaccinazioni-e-legge-lorenzin-soluzione-politica-concreta-per-linclusione-di-luca-scantamburlo-integrazione-e-suggerimenti-al-documento-della-cmsi/
Vaccinazioni e Legge Lorenzin; soluzione politica concreta per l’inclusione. Integrazione e suggerimenti al Documento della CMSi
Gennaio 15, 2026

Il mio documento, che sottolinea i punti lodevoli di questo lavoro nell’ambito medico-scientifico e di sorveglianza farmacologica ma al contempo corregge alcune inesattezze storiche, si sofferma sui punti discutibili del documento, soprattutto di natura giurisprudenziale e di proposta politica avanzata dai tre medici della CMSi nella loro disamina. 
Il commento di giurisprudenza costituzionale è fuorviante e la proposta politica velleitaria, a mio avviso, con il rischio di produrre un effetto opposto a quello voluto perché in grado di scatenare violente reazioni da parte di molti ambienti, non solo politici. 
Quello che i tre medici propongono come riforma auspicabile per migliorare la politica-sanitaria, è già attuabile con una normativa sublegislativa (decreti ministeriali, qualora vi sia la volontà in tal senso), soprattutto in riferimento alla farmacovigilanza attiva carente oggi e alla sospensione dell’obbligo vaccinale per 4 vaccinazioni su 10, come già previsto dalla normativa vigente se soddisfatte certe condizioni di monitoraggio. 

Il vero problema cruciale della Legge 119/2017 cosiddetta “Lorenzin” non è l’obbligo vaccinale (mai abrogato in Italia), ma la sua declinazione discriminatoria e lesiva di tutta una serie di diritti, e lesiva dello stesso tessuto sociale della Repubblica, per motivi che sono chiari leggendo il mio documento.

Lasciando intatto l’obbligo vaccinale, il potere sanzionatorio dello Stato e l’architettura vaccinale della stessa normativa vigente (compreso il monitoraggio delle situazioni difformi rispetto al calendario obbligatorio), è possibile intervenire

[OMISSIS]

e tutti i bambini sarebbero inclusi nel loro percorso di crescita, sia all’asilo sia alla scuola della infanzia, già in continuità educativa verticale con la scuola primaria dell’obbligo, come da L. 23 marzo 2003, n. 53 e successivi decreti legislativi e leggi che hanno disciplinato il sistema integrato di crescita, educazione e cura, dalla nascita alla adolescenza e giovinezza.
Se i bambini non vaccinati o parzialmente vaccinati entrano giustamente nella scuola primaria, anche in presenza di un certificato vaccinale irregolare o assente, perché non possono entrare negli asili e nelle scuole della infanzia?
La misura di esclusione sociale e ghettizzazione decisa dal Legislatore nella fascia 0-6 anni di età è lesiva di plurimi diritti soggettivi a diversi livelli, non solo in termini di danno alla salute individuale, ma anche lesiva dell’interesse della collettività e più precisamente in termini radicalmente lesivi dei principi guida e ispiratori che hanno informato i lavori della Costituente.
Si consulti a questo proposito il documento della I Sottocommissione, Commissione per la Costituzione, intitolato Relazione del deputato Aldo Moro su I principi  dei rapporti sociali (culturali). 
Una proposta di legge in tal senso

[OMISSIS]

di fatto renderebbe il certificato vaccinale un documento di adempimento non più vincolante per iscrizione e frequentazione presso asili e scuole della infanzia, equiparando la condizione degli allievi a quella dei successivi gradi di istruzione obbligatoria dove esso non pregiudica frequentazione ed esami. Si tratta di una possibile soluzione politica doverosa da parte del Parlamento italiano, non più procrastinabile. 
Un tale progetto di legge sarebbe soggetto alla valutazione presso la X Commissione permanente, ed esso può e potrebbe trovare nella dialettica parlamentare e nella delibera finale, un ascolto anche da gruppi parlamentari diffidenti e poco propensi a variazioni in chiave liberale perché timorosi che una abrogazione dell’obbligo sia una misura non sostenibile e pericolosa per la società italiana. 
Invece una simile minima variazione normativa, specifica e chirurgica, senza stravolgere la normativa e senza scrivere nuovi articoli e commi, andrebbe a vantaggio di tutta la collettività non solo di chi non vaccina, come spiego nel mio documento. 
Paradossalmente, ridurrebbe le reazioni avverse gravi e anche i problemi ai bambini, perché le famiglie potrebbero sospendere il ciclo vaccinale all’insorgenza di sospette reazioni avverse, senza temere di perdere la fruizione di spazi di accudimento e socialità presso gli asili.
Per chi decide di vaccinare, la decisione di sospendere un ciclo vaccinale sarebbe più serena e non soggetta alla spada di Damocle del ricatto sociale imposto dalla discriminazione sanitaria della legge 119/2017 attualmente vigente. Inoltre, la Legge 31 luglio 2017 n. 119 contempla già l’utilizzo di disposizioni normative e provvedimenti a carattere urgente e contingibile, di natura locale, in caso di criticità epidemiologica che si dovessero ravvisare.
Per le famiglie che decidono di non vaccinare, la eventuale decisione di conferma della sospensione di giudizio presa, potrebbe essere rivalutata in futuro eventualmente, ma in totale libertà e senza ricatti.
Inoltre, il libero accesso ad asili e scuole della infanzia per non vaccinati o vaccinati parzialmente, aiuterebbe le iscrizioni nelle scuole primarie delle cosiddette aree interne del Paese, già a rischio chiusura per calo di iscrizioni non solo a causa della denatalità, ma anche a causa del progressivo aumento del percorso di istruzione parentale (perfettamente legittimi e fondato costituzionalmente, di pari dignità rispetto alla scuola statale) che è stato determinato sia dalla entrata in vigore della discriminatoria Legge 119/2017 “Lorenzin”, sia dalla scellerata governance pandemica COVID-19 con inutili e dannose prescrizioni e obblighi di mascherine al banco scolastico anche in posizione statica (nonostante la rima buccale di 1 metro), e di una didattica digitale integrata a distanza protrattasi per tempi irragionevoli.
Molto famiglie italiane hanno preso distanza da questo modello di scuola distopica e perso la fiducia nei confronti della scuola italiana statale.
Dunque togliere il requisito di accesso al certificato vaccinale pediatrico obbligatorio anche per la fascia di 0-6 anni di età, è più che una risposta di giustizia sociale: esso è un provvedimento doveroso, semplice dal punto di vista normativo e che andrebbe anche a sanare evidenti aporie giuridiche (da me discusse) che si sono cristallizzate nel quadro normativo italiano da circa nove anni, con grave pregiudizio al singolo e alla collettività, e nessun vantaggio sociale e sanitario. 
La salute è poi un paniere come io argomento nel documento a mia firma anche sulla scorta di un commento giuridico da me firmato con un docente universitario su una rivista di scienze giuridiche: nell’ultimo decennio si è nondimeno affermata la convinzione (presso la Consulta ma anche presso molta della dottrina), che la salute sia riconducibile solo all’aspetto epidemiologico, quando essa è invece un completo stato di benessere psicofisico, non è mera assenza di infezione e malattia. 
Viceversa, sollevare in Parlamento l’abolizione dell’obbligo vaccinale e altre modifiche normative importanti, scatenerebbe un dibattito infuocato alle Camere e nella società civile, e potrebbe addirittura condurre ad un quadro normativo peggiorativo in termini di rispetto dei diritti fondamentali dei bambini e dei giovani, con una ulteriore ferita allo stato di diritto.

L’impegno che Lei, On. Borghi, ha preso l’anno scorso o precedentemente con alcune associazioni per abolire l’obbligo vaccinale, è lodevole ma non verrebbe tradito se il Parlamento eliminasse la discriminazione lasciando l’obbligo vaccinale vigente.
Anzi, ve lo dice un genitore (il sottoscritto) che si è visto sospendere nell’anno 2019 il proprio figlio durante la scuola della infanzia, per due anni e mezzo (dopo sei mesi di regolare frequentazione), perché il nostro bambino non  era conforme al calendario vaccinale per responsabile scelta di obiezione da parte di noi genitori. La battaglia in tribunale in sede civile a Trieste nel ricorso d’urgenza da parte nostra, ha sfiorato il ricorso in via incidentale presso la Consulta, in quanto non accolto come richiesta dal Collegio del Tribunale di Trieste, nel reclamo che presentammo con il nostro avvocato. 
Dall’anno 1999 al maggio 2017, nonostante l’obbligo vaccinale vigente, tutti i bambini erano finalmente ammessi nelle scuole d’Italia senza alcuna discriminazione sanitaria e vincoli di accesso: questo grazie al DPR 355/1999 di Oscar Luigi Scalfaro, Presidente della Repubblica. 
Pertanto, è la mancata inclusione sociale dei bambini agli asili nido e nelle scuole della infanzia, il principale problema della legge 31 luglio 2017 n.  119, cosiddetta Lorenzin, non l’obbligo vaccinale in sé ma la sua declinazione discriminatoria in via indiretta e quasi surrettizia. 
Sin dalla proclamazione della Convenzione di Oviedo nel 1997 ratificata dall’Italia (anche se non è stata depositata la ratifica italiana e la efficacia della Convenzione è ancora non piena, ma sospesa nel nostro Paese) e sin dalla Sentenza 438/2008 della Corte Costituzionale e anche tramite il vincolo giuridico della Carta di Nizza dall’anno 2009 (con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona), l’obbligo vaccinale (già depenalizzato nel 1981 in illecito amministrativo) non ha più natura coercitiva: non ha alcun senso combattere l’obbligo in sé quando il problema è l’interpretazione più autentica della difesa della dignità della persona, che né la Corte EDU di Strasburgo né il Palazzo della Consulta di Roma hanno saputo negli ultimi anni esprimere al meglio e in sintonia con una difesa integrata (e non frazionata) dei diritti costituzionali e umani nell’intreccio delle fonti nazionali e internazionali. 
Anche le vaccinazioni obbligatorie e non solo quelle facoltative richiedono il consenso libero dell’avente diritto, rispetto all’atto sanitario pratico di inoculazione, che è sempre invasivo e rischioso: il libero consenso e libero dissenso informato sono e debbono sempre rispettati dalle Autorità Sanitarie. 
Quando tuttavia vi sono disposizioni normative che introducono un ricatto, una forma surrettizia di obbligo andando a ledere altri diritti costituzionali, ecco che il consenso non è più autenticamente libero, e l’eventuale dissenso è condizionato da un iniquo pregiudizio discriminatorio sociale. 
Ciò che non è stato compreso è che lo Stato, anche in caso di obbligo vaccinale vigente, non dovrebbe mai spingersi fino alla ghettizzazione dei propri cittadini, e men che mai dei propri figli e fanciulli: questa è la battaglia da vincere da parte della politica. 

Una riforma sanitaria organica e totale della vaccinoprofilassi pediatrica obbligatoria è auspicabile e sarà possibile, quando in un futuro lontano la classe medica e i vertici sanitari ministeriali e delle agenzie, e la società tutta non saranno più radicati in pregiudizi e conoscenze errate e saranno autenticamente rispettosi dell’indipendenza e autonomia di giudizio del medico, attualmente compromessa da minacce di radiazioni e sanzioni disciplinari quando si mette in dubbio la pratica vaccinale e il suo successo. 

Allego alla presente il mio documento e l’audio di 8 minuti che lo presenta, confidando nella Vostra attenzione e buon senso.

Restando a disposizione per chiarimenti 
vi saluto molto cordialmente 

Luca Scantamburlo

Estratto dalla lettera di posta elettronica spedita il 18 febbraio 2026 ai Senatori della Repubblica d’Italia On. Matteo Salvini e On. Claudio Borghi

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Yan Krukau, Pexels.com

Una risposta a “VACCINAZIONI PEDIATRICHE E LEGGE “LORENZIN”: LETTERA AGLI ON. SALVINI E BORGHI. SOLUZIONE POLITICA CONCRETA PER L’INCLUSIONE DI TUTTI I BAMBINI”

  1. Avatar Raffaella
    Raffaella

    Sarebbe proprio ora di cambiarla questa legge vergognosa basata su una menzogna, smentita anche dal governo inglese che affermò l’ inesattezza di quanto proferito dalla Lorenzin, cioe’ che in Gran Bretagna erano deceduti 200 bambini per il morbillo.

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