NASA, ESA E LA COMETA 3I/ATLAS: PARLA UN INSIDER DELLA AGENZIA SPAZIALE EUROPEA? INDISCREZIONI NON CONFERMATE

La cometa 3I/Atlas, HST, Nasa

Fermi Gamma-ray Space Telescope (GST). Illustrazione

NASA’s Goddard Space Flight Center/Chris Smith (USRA/GESTAR).

La giornalista Jaja Agpalo del periodico International Business Times (IBTimes UK)

Alla fine di ottobre 2025 la giornalista Jaja Agpalo dell’International Business Times (IBTimes UK) ha firmato un servizio sulla cometa 3I/Atlas scoperta a luglio 2025 dal Cile (“ESA Insider Shocks Space Community: 3I/ATLAS ‘Not a Comet’ but a Stable, Engine-Powered Object, Leak Suggests”, IBT).
La giornalista ha commentato l’indiscrezione proveniente da una fonte anonima trapelata in Rete precedentemente tramite il social network denominato X (l’ex Twitter). Tale presunto insider lavorerebbe all’ESA (l’Agenzia Spaziale Europea) e avrebbe dichiarato che le principali agenzie spaziali del mondo (NASA ed ESA) sarebbero coinvolte in un cover-up e saprebbero ad alti livelli che la cometa interstellare in questione non sarebbe un semplice oggetto naturale interstellare, ma un “oggetto stabile alimentato da un motore”.
L’indiscrezione di questa presunta fonte interna si è fatta avanti sui social media nella tarda serata di martedì 21 ottobre 2025 affermando che sarebbe in corso un massiccio insabbiamento ad opera di ESA e NASA.

Ricordo che la NASA proprio recentemente in una conferenza stampa ha ribadito che la cometa in questione è un oggetto interstellare naturale. Analoga posizione ha espresso la comunità scientifica internazionale e soltanto pochi addetti ai lavori, fra i quali l’astrofisico di Harvard Avi Loeb e il fisico teorico Michio Kaku, hanno opinioni più aperte alla possibilità che questo oggetto interstellare cometario possa riservare delle sorprese, anche connesse ad una realtà tecnologica extraterrestre.
Nondimeno successivamente il post in questione di questo presunto insider è stato rimosso da X: ho controllato proprio in questi giorni ma fortunatamente Jaja Agpalo ha fatto in tempo a trascrivere le informazioni e commentare la presentazione di tale post nel suo articolo.

Riepilogando, Jaja Agpalo afferma che


a) l’insider che ha firmato il post sarebbe un ingegnere/analista di detriti spaziali di medio livello, il quale asserisce che attorno alla questione di 3I/Atlas sarebbe stato eretto un muro di segretezza, isolando specificatamente gli scienziati europei dai loro abituali collaboratori americani;
b) l’evidenza fisica che la cometa avrebbe una natura tecnologica non terrestre sarebbe stata confermata da una scoperta fatta a metà settembre 2025 dal telescopio orbitale Fermi Gamma-ray Space Telescope (GST); il telescopio avrebbe infatti rilevato una firma tecnologica (una tecnofirma aliena) estremamente insolita proveniente dalla cometa 3I/ATLAS, non riconducibile ad un fenomeno naturale e coerente con la presenza di una qualche propulsione spaziale attiva;
c) la scoperta non sarebbe stata discussa o analizzata tecnicamente all’interno dell’ESA ma sarebbe gestita in modo segreto e classificato dalla NASA; tutte le poche informazioni dell’ESA sarebbero state cancellate, né la cosa sarebbe stata condivisa con la comunità scientifica internazionale;
d) sempre la fonte anonima rivela che ad agosto 2025 i dipendenti dell’ESA sarebbero stati costretti a firmare nuovi accordi di riservatezza ad alto livello di segretezza riguardanti le fughe di informazioni e la condivisione di dati, una mossa che gli stessi dipendenti hanno trovato molto insolita e sospetta.

Agpalo conclude che sebbene l’autenticità del post non sia stata seguita da conferme o riscontri certi, alcuni investigatori online hanno tentato di convalidarla.
Ad esempio, un internauta utilizzando uno strumento di intelligenza artificiale, ha affermato che l’esecuzione dell’immagine di accompagnamento al post di X che a quanto pare mostrava un grafico di dati interno dell’ESA, suggeriva che l’immagine di dati ESA fosse autentica, non alterata.
Aggiungo ora mie considerazioni personali: nell’articolo della Agpalo si afferma che la scoperta e le informazioni sarebbero state consegnate dagli europei agli statunitensi, i quali sarebbero attualmente gli unici a gestire l’affaire (nulla sappiamo di eventuali informazioni gestite dalla Agenzia Spaziale giapponese JAXA o se anche i Cinesi conoscano la reale natura della cometa).
Effettivamente, la controversa storia di questo presunto insider ha una qualche coerenza: infatti la NASA è partner nel progetto Fermi Gamma Ray Telescope che è il risultato di una collaborazione internazionale.
Il Fermi Gamma Ray Telescope è un telescopio spaziale lanciato in orbita bassa terrestre nel 2008 e mappa la volta celeste ogni tre ore nella frequenza dei raggi gamma. Il suo nome è un omaggio al fisico italiano Enrico Fermi. I dati raccolti sono un contributo alla ricerca scientifica analizzato e discusso da astrofisici di Stati Uniti, Germania, Italia, Giappone e Svezia.
Questo telescopio non va confuso con il telescopio Integral a raggi gamma dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) che ha concluso le sue osservazioni proprio nel 2025, dopo 22 anni nello spazio.
La missione Fermi è dunque attiva nello spazio da quasi 18 anni e trasporta due strumenti: il Large Area Telescope (LAT) e il GLAST Burst Monitor (GBM), con il quale il telescopio spaziale Fermi per raggi gamma studia il cosmo nell’intervallo di energia dei fotoni da 8.000 elettronvolt (8 keV) a oltre 300 miliardi di elettronvolt (300 GeV), ovvero più specificatamente nell’intervallo di energia da 8 keV a 40 MeV.
Il GMB integra il LAT nelle sue osservazioni di sorgenti transitorie ed è sensibile ai raggi gamma e anche ai raggi X nell’intervallo di energia da 8 keV a 40 MeV.
In altre parole, il telescopio Fermi rileva improvvisi brillamenti di raggi gamma prodotti ad esempio da lampi gamma o brillamenti solari.
Poiché non conosciamo la credibilità della fonte e la stessa Jaja Agpalo non ha avuto modo di interfacciarsi con questo presunto insider e verificarne le credenziali, al momento non possiamo che sospendere il giudizio su questa possibile fuga d’informazioni e citarla soltanto come dovere di cronaca, lasciando il tutto all’opinione del pubblico in attesa di smentite ufficiali o ulteriori riscontri ed indizi qualora emergano in seguito.

Questa storia per quanto dubbia e priva di elementi di credibilità e di riscontri ufficiali, ha un elemento di grande ironia: qualora effettivamente la cometa 3I/Atlas si rivelasse un oggetto ibrido (naturale e artificiale), sarebbe davvero un paradosso che proprio un telescopio intitolato a Enrico Fermi sia uno degli strumenti che più di tutti avrebbe fatto luce sulla sua reale natura.
Proprio Enrico Fermi (1901-1954) che oltre ad essere stato maestro dei ragazzi di via Panisperna, aver costruito la prima pila atomica a Chicago ed essere stato insignito del Nobel per la Fisica nel 1938, è ricordato anche per il suo proverbiale “paradosso di Fermi” sugli alieni assenti dalla nostra vita e Storia:
“Se l’Universo e la nostra galassia pullulano di civiltà avanzate, dove sono tutti quanti? “ esclamò un giorno Enrico Fermi a colloquio con alcuni suoi colleghi.


Luca Scantamburlo
26 novembre 2025


Fonti e Crediti d’immagine

“ESA Insider Shocks Space Community: 3I/ATLAS ‘Not a Comet’ but a Stable, Engine-Powered Object, Leak Suggests”, Di Jaja Agpalo, Pubblicato il 21/10/25 alle 18:13 EDT
https://www.ibtimes.com/esa-insider-shocks-space-community-3i-atlas-not-comet-stable-engine-powered-object-leak-3787910


FERMI GAMMA-RAY SPACE TELESCOPE,
https://fermi.sonoma.edu


Fermi Gamma-ray Space Telescope, Universität Innsbruck, Institute for Astro- and Particle Physics
https://www.uibk.ac.at/…/fermi-gamma-ray-space-telescope

“Dove sono tutti quanti? Il paradosso di Fermi e la ricerca di vita aliena”. Se l’Universo è pieno di civiltà avanzate, perché non siamo ancora riusciti a entrarci in contatto?
17 agosto 2025
https://www.wired.it/article/paradosso-di-fermi-alieni-dove-sono-tutti-quanti-spiegazione/


Photo Credits
Immagine di 3I/Atlas scattata dall’Hubble Space Telescope, HST/NASA/JPL.
Fermi Gamma Ray Telescope, Credit: NASA’s Goddard Space Flight Center/Chris Smith (USRA/GESTAR).


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