LA NASA E LA COMETA 3I/Atlas: INFORMAZIONI E PROTOCOLLI DI CONTATTO

GHIACCIO E ROCCIA OPPURE MINI SONDE AUTOMATICHE RILASCIATE DALLA COMETA 3I/ATLAS?

Il dottor Avi Loeb — astrofisico di Harvard di fama mondiale — ha recentemente commentato una foto della cometa 3I/Atlas nella quale sono visibili delle curiose linee laterali sottili che si dipartono dal nucleo della cometa stessa: esse potrebbero essere una serie di satelliti (almeno una di esse lo è certamente, quella in basso nella immagine, e dunque ritrae un possibile satellite in orbita terrestre catturato dalla foto) oppure l’evidenza oggettiva del rilascio di presunti oggetti più piccoli da parte di 3I/ATLAS. Tali oggetti potrebbero essere pezzi di ghiaccio e roccia frammentatisi dalla cometa e da questa staccatisi, oppure essere il rilascio deliberato di sonde automatiche esplorative da parte di una tecnologia non terrestre attiva e intelligente e presente sulla cometa interstellare scoperta lo scorso luglio 2025 dal Cile.

La foto in questione risale al 20 novembre 2025 (M. Jäger, G. Rhemann e E. Prosperi).
Il campo visualizzato ha dimensioni di 16,7 minuti d’arco su un lato, equivalenti a 1,6 milioni di chilometri alla distanza di 326 milioni di chilometri da noi. La direzione del Sole è verso la parte inferiore sinistra della foto (opposta alla freccia nel pannello centrale). L’immagine evidenzia chiaramente due linee sottili dirette lateralmente dall’asse 3I/ATLAS-Sole, disegnando un modello a X con la coda e l’anti-coda lungo quell’asse.

Avi Loeb si pone due domande:

1) Per quale motivo i getti laterali sono così dritti e stretti, somiglianti a linee sottili, dato che è stata indicata per la cometa 3I/ATLAS (https://arxiv.org/pdf/2508.00808) una rotazione con un periodo di 16,16 ore? Data la velocità termica tipica di 400 metri al secondo per le sostanze volatili sublimate alla distanza attuale della cometa 3I/ATLAS dal Sole, la rotazione di 3I/ATLAS avrebbe dovuto comportare delle oscillazioni nei getti su una scala di lunghezza di ordine decine di migliaia di chilometri. Tali caratteristiche periodiche non sono evidenti nella nuova immagine acquisita da M. Jäger, G. Rhemann e E. Prosperi


2) Per quale motivo i due getti laterali sono orientati verticalmente rispetto alla coda e all’anticoda associati all’asse 3I/ATLAS-Sole? Dovremmo aspettarci che il degassamento (sublimazione nella fattispecie) emerga dalla superficie di una cometa quando essa è rivolta verso il Sole. Si prevede che il gas o la polvere risultanti vengano allontanati dal Sole dalla pressione della radiazione e dal vento solare. Entrambi i processi favoriscono l’asse 3I/ATLAS-Sole come linea di simmetria e non la direzione verticale tracciata dai getti laterali.
Se non una striscia satellitare, questi rettilinei e stretti sideways-jets è che sono linee che evidenziano la scia di gas o polvere associata al percorso lineare di piccoli mini-oggetti che partivano da 3I/ATLAS. Se i mini-oggetti hanno iniziato il loro viaggio vicino al perielio — al massimo avvicinamento di 3I/ATLAS al Sole il 29 ottobre 2025 — essi hanno percorso una distanza di un milione di chilometri in 22 giorni. Ciò corrisponde a una velocità di 500 metri al secondo rispetto alla cometa 3I/ATLAS.
I mini-oggetti potrebbero essere pezzi di ghiaccio che si sono separati dalla superficie di un nucleo naturale di una cometa (come pensano la maggior parte degli astronomi e astrofisici) oppure potrebbero essere mini sonde spaziali automatiche rilasciate da un corpo tecnologico alieno, una nave madre aliena.
Monitorando queste componenti nelle prossime settimane, dovremmo essere in grado di comprendere meglio quale fra le due diverse interpretazioni sia la più probabile.

Luca Scantamburlo
21 novembre 2025

Photo Credits: 
M. Jäger, G. Rhemann e E. Prosperi

Newly-Discovered Sideways Lines Are Likely a Satellite Streak or Otherwise a Hint for the Release of Smaller Objects by 3I/ATLAS
https://avi-loeb.medium.com/breaking-news-newly-discovered-sideways-lines-might-trace-the-release-of-smaller-objects-by-de3e38121c6e

https://www.facebook.com/groups/227002358661288/permalink/1622628739098636/?rdid=Gk0Wz7wVVBvefsCf&share_url=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fshare%2Fp%2F17ryusKtQm%2F

La recente conferenza stampa Nasa del 19 novembre 2025 che ha presentato in diretta le foto ufficiali scattate dalla fotocamera HiRISE della sonda spaziale MRO (un orbiter) in orbita attorno a Marte, mi dà l’occasione per svolgere alcune considerazioni sulla questione connessa all’oggetto interstellare 3I/Atlas, il quale è destinato in pochi mesi a lasciare per sempre il nostro Sistema solare in quanto si muove velocissimo su traiettoria iperbolica.
Confrontandomi con un addetto ai lavori — al quale ho detto che la sonda MRO della Nasa non è stata concepita per osservare oggetti celesti a 30 milioni di km di distanza — mi è stato fatto osservare che la fotocamera HiRESE a bordo della sonda MRO sarebbe stata idonea per riprendere le parti interne della chioma della cometa, anche se una risoluzione di 30 Km / pixel alla distanza della cometa da Marte di quasi 30 milioni di km, non sarebbero e non sono stati comunque sufficienti per catturare dettagli del nucleo, per altro invisibile perché celato dai gas sublimati della chioma stessa.
Il nucleo della cometa è stimato essere di pochi chilometri di grandezza. Inoltre, il problema è che MRO non ha un sistema di inseguimento fotografico per la cometa e le pose sono dovute essere necessariamente molto brevi e dunque raccogliendo poca luce, risultano sfocate.
Astrofotografi da terra, anche amatoriali, hanno realizzato bellissime foto della cometa 3I/Atlas molto più suggestive di quelle fornite dalla Nasa.

Nelle scorse settimane Avi Loeb ha presentato un elenco di almeno nove anomalie fisico-chimiche e orbitali della cometa, le quali lo hanno condotto a ipotizzare una possibile realtà tecnologica extraterrestre attiva sulla cometa. Fra queste spiccano anomalie di tipo statistico, un insolito rapporto Nichel/Ferro e una sospetta componente di accelerazione non gravitazionale in relazione al comportamento della chioma e alla insufficiente quantità di materiale sublimato che potrebbe spiegarla se fosse questa l’origine naturale della stessa.
Innanzi tutto, trovo che la critica del professor Paolo De Bernardis all’uso scorretto della statistica a posteriori da parte di Avi Loeb (astrofisico di Harvard di fama mondiale), è sicuramente ben fondata e ponderata. Dove ha torto, a mio avviso, il docente de La Sapienza di Roma è invece sul piano epistemologico: indirettamente egli sembra rifiutare a priori anche la possibilità che un oggetto interstellare non naturale (con tecnologia di origine aliena) possa entrare nel Sistema solare. Questo sembra emergere dalla intervista che ho letto e che egli ha recentemente concesso a Fanpage.
Il professore italiano de La Sapienza potrà eventualmente chiarire pubblicamente se egli rifiuti a priori in senso assoluto e categoricamente questa remota possibilità, oppure no (in linea teorica).
Certamente egli riconosce la caratura e preparazione di Avi Loeb ma — nel modo in cui egli dissente e nell’argomentare la sua opinione espressa a Fanpage — egli a mio giudizio esprime una posizione di “scienza normale” (per dirla alla Thomas Kuhn), non aperta ad un possibile cambiamento di paradigma.
Altri astrofisici — seppur di opinione contraria rispetto a quella di Avi Loeb e dunque persuasi che 3I/Atlas sia una bizzarra cometa molto antica di natura in interstellare ma pur sempre un oggetto naturale come lo stesso De Bernardis sostiene — hanno ammesso che in effetti la comunità astronomica internazionale e la comunità scientifica accademica stanno scartando a priori che un oggetto di natura artificiale possa un giorno effettivamente incrociare il Sistema solare, e questa è una impostazione di pregiudizio metodologico e teorico sbagliato e che non dovrebbe contraddistinguere una comunità scientifica che si professa aperta e autenticamente libera e scientifica.
Essa mostra un cocciuto oscurantismo e una feroce difesa di certi paradigmi e posizioni.
In ogni caso l’accelerazione extra non gravitazionale misurata nella traiettoria iperbolica della cometa, potrebbe avere una origine naturale (effetto razzo per via della sublimazione del materiale) oppure una origine artificiale. Sinora su questo una conoscenza certa non si ha ancora.

Veniamo ora alla questione del possibile contatto. Ci sono vali livelli di conoscenza: quella civile e militare. Entrambi i livelli o campi hanno loro ricerche riservate. Quelli militari hanno a che fare con la sicurezza nazionale.
La Nasa è una agenzia federale civile nata nel 1958 con lo scopo di esplorare lo Spazio e aumentare la conoscenza del Sistema solare e del nostro Universo, osservandolo ed esplorandolo con mezzi automatici e con gli astronauti. Essa collabora con la Difesa statunitense e dunque è soggetta a determinati protocolli e accordi d’intesa.
Dopo pochi anni dalla sua creazione, la Nasa commissionò nel 1960 uno studio antropologico e sociale alla Brookings Institution di Washington, DC sulle conseguenze e le implicazioni della attività spaziali pacifiche.
Fra queste implicazioni, vi era e vi è la possibilità che manufatti extraterrestri o resti di civiltà aliene venissero ritrovati nei pianeti del Sistema solare. Esso s’intitola “Proposed Studies on the Implications of Peaceful Space Activities for Human Affairs”. Lo studio fu presentato nell’aprile 1961 al Comitato sulla Scienza e l’Astronautica della Camera dei Rappresentanti del Congresso.

Il “Brookings Report” (così viene ricordato) suggerì alla Nasa e alla comunità scientifica la opportunità di censurare o ritardare l’annuncio di tali epocali scoperte, al fine di proteggere la civiltà umana dal rischio di anomia (crisi dei valori) e caos istituzionale, sociale e civile che
conseguirebbe, con la concreta possibilità di un crollo generale della nostra società a tutti i livelli perché non pronta a reggere l’urto psicologico e sociologico e politico di una simile rivelazione e di un possibile incontro con civiltà aliene.
Tutto ciò premesso, l’ingresso nel Sistema solare di un corpo potenzialmente alieno ha anche a che fare ovviamente con la sicurezza nazionale, la difesa interna ed esterna di una nazione.
Vi sono vari protocolli di gestione di informazioni scomode.
Ed esse comprendono addomesticamento delle informazioni, censura parziale e anche, in taluni casi, discredito e disinformazione per disinnescare divulgazioni che possono generare anomia e caos sociale.
Sicché anche pensando che 3I/Atlas possa avere una remota possibilità di mezzo interstellare propulso artificialmente per correzioni di rotta, la Nasa non sarebbe libera di divulgare ciò che sa su due piedi. E non solo la Nasa.
Le informazioni verrebbero smembrate, confuse e centellinate e la notizia verrebbe censurata, oppure ritardata per mesi o anni o decenni sicuramente fino a quando si fosse appurato o meno se l’oggetto costituisce una eventuale minaccia. I tempi di divulgazione sarebbero variabili: a seconda della situazione contingente e del prevalere di un orientamento di apertura (disclosure) o di chiusura da parte di chi è deputato a trattare tali tematiche e informazioni sensibili afferenti la sicurezza nazionale. Non si potrebbero escludere anche politiche ufficiose di acclimatazione graduale della opinione pubblica attraverso canali e mezzi non istituzionali.

Nondimeno, se vogliamo essere una società migliore e meno soggetta ad oscurantismo, caccia alle streghe e strutture di potere che piegano la ricerca scientifica e il confronto pubblico e la pubblica opinione a interessi di potere che nulla hanno a che fare con libertà e autentica conoscenza, dobbiamo tutti dare l’esempio di onestà intellettuale e umiltà che Avi Loeb e pochi altri (Michio Kaku) stanno dando.
Con tutti i limiti e gli errori con cui anche loro possono imbattersi.
Essere aperti alle possibilità dell’inaspettato, seppur con prudenza e rigore, è sintomo di maturità.
Vale per il singolo così come per la società tutta.


Luca Scantamburlo
20 novembre 2025 – aggiornamento 21 novemre 2025


Info & Credits
Foto e video animazione Nasa, JPL, Caltech, Immagini dello James Webb Telescope, Hubble Space Telescope, e della sonda MRO
https://www.jpl.nasa.gov/…/nasas-mars-spacecraft…/

NASA’s Mars Spacecraft Capture Images of Comet 3I/ATLAS
Nov. 19, 2025
https://www.jpl.nasa.gov/news/nasas-mars-spacecraft-capture-images-of-comet-3iatlas/

3I/ATLAS, astrofisico De Bernardis: “Rispetto per Avi Loeb, ma è una cometa, anomalie spiegabili”
Intervista a Paolo De Bernardis, Docente di Astrofisica presso l’Università La Sapienza di Roma,
a cura di Andrea Centini, 19 novembre 2025
https://www.fanpage.it/innovazione/scienze/3i-atlas-astrofisico-de-bernardis-rispetto-per-avi-loeb-ma-anomalie-spiegabili-e-uso-sbagliato-della-statistica/

https://avi-loeb.medium.com/
Avi Loeb, astrofisico, Baird Professor di Scienza e già Direttore del Dipartimento di Astrofisica alla Harvard University

Brookings Report, download
https://ntrs.nasa.gov/search.jsp?R=19640053196

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